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:: San
Donato di Lecce: Notizie Storiche
Il Centro Storico

Il Centro
Storico, sviluppatosi a partire dall'XI secolo
d.C., si colloca sul dorsone nord-est della
Serra Salentina, successivamente al XIX secolo,
l'abitato è andato sviluppandosi in tutte
le direzioni, ma specialmente al fondo valle
di nord-est per effetto della Ferrovia che
vi giunse intorno al 1867.
Il paese è servito di stazione ferroviaria
sulla tratta Lecce-Maglie.
L'antica Vigliano

Vigliano
fu il nome che ebbe questo antico sito sin
dall' epoca romana probabilmente derivatogli
dal nome gentilizio VILIUS.
Nelle carte catastali viene ancora oggi indicata
con il nome di Vigliano, l’area compresa fra
via Oberdan, via Aierelli e linea ferroviaria;
l'area stessa è collegata al Centro Storico
dalla via Vigliano, sulla quale fino al 1900
esisteva la Cappella
baronale di Santa Maria di Vigliano.
Vigliano venne distrutta in epoca barbarica
e risorse all’arrivo dei normanni con il nome
di San Donato,
in onore del Santo che si afferma sia stato
il Vescovo di Arezzo nel IV secolo.
Gli Insediamenti Preistorici

Insediamenti preistorici nella zona sono testimoniati
dalla Specchia megalitica,
in catasto riportata al foglio mappale numero
9, sulla messeria del confine fra le particelle
47 e 48.
Nello stradario comunale trovasi al termine
della via Specchia, la particella mappale
numero 49 che la separa dalla via Vicinale
della Specchia.
Il tracciato trapezoidale di quest’ultima
via segue quello della muraglia
messapica del 1000 a.C., alcuni tratti
della quale esistono ancora oggi costeggiati
dalla attuale via Salomi.
La muraglia prosegue fino all'altro insediamento
umano preistorico di Specchiarosa.
L'Epoca Romana

L'epoca
romana del primo secolo, e la precedente epoca
messapica non ebbero soluzioni di continuità
geografiche e umana. Lo testimonia appunto
l'area archeologica fra le due specchie disseminata
di trulli megalitici
troncoconici del tipo dei nuraghe sardi,
considerati dalla scienza patrimonio dell'umanità.
La Diga Romana
resta però il segno più evidente di quell’epoca.
I resti di essa sono ancora visibili sul costone
della Serra in cima all’attuale via Fontana
che prende il nome dalla fonte le cui acque
raccolte nella diga vennero fatte scorrere
fino alla Terra Centuriata, sede del Centurione
VILIUS, per irrigarla a fini agricoli.
La Terra Centuriata

La terra
centuriata di
circa 50 ettari, comprendeva la fertile pianura
fra la Serra e l’attuale Montefusco, subito
a valle della Ferrovia, dove ancora oggi sono
visibili i resti della muraglia settecentesca
che ne delimitava il lato posteriore.
Il lato anteriore coincideva con l’attuale
via Corsica sulla quale ci fu la residenza
romana, divenuta in seguito il castello
normanno compreso nella Contea di Lecce.
Il castello venne ristrutturato e trasformato
in Palazzo signorile dal Barone
Pasquale Maiorana, detto il Caffariello,
celebre musico e uomo ricchissimo, che acquistò
il feudo e il titolo di Duca nel 1759.
Gli altri due lati della terra coincidevano
con le attuali via Roma e via Vecchia per
Lecce.
Questa terra, nel secolo XIX venne coltivata
a vigna e prese il nome di
Vigna del Pozzo, in quanto vi si trovava
il principale pozzo artesiano che d’estate
dava un poco d’acqua al paese assetato.
Le Masserie

Le masserie superstiti dell’agro restano oggi
le testimonianze più complete del risorto
Casale dell'XI secolo. Esse sorsero in contemporanea
con il Casale sulla Serra, e conservano, insieme
alle strutture posticce, anche quelle originarie,
fatte di pietrame informe e malta di bolo.
La Chiesa Matrice

La Chiesa
Matrice sorta nella stessa epoca normanna
esiste ancora nelle sue strutture di base,
e coincide con la Sagrestia del 1660 sovrastata
dal campanile della nuova chiesa matrice,
molto simile alla Chiesa dell’Addolorata in
Maglie.
La nuova chiesa sorse dal 1610 al 1704; uno
dei suoi artefici principali fu l’Arciprete
Giovanni Francesco Perrone, dal 1647
al 1672. Egli abitava nella sua casa-masseria
che venne in seguito inglobata nell’abitato
e che fino all’anno 2000 è stata visibile,
integra, al numero civico 97 di via Corsica.
In paese si chiamò Masseria
Felici dal nome di uno dei proprietari,
Felice Perrone, fratello dell’Arciprete.
Perrone è
il nome di una delle superstiti masserie del
feudo e prende il nome della famiglia dell’Arciprete,
che la possedette insieme al quarto di territorio
feudale che va dall’abitato ai confini con
il feudo di Lequile.
Questa Masseria esiste tuttoggi e conserva
insieme alle strutture primarie d'epoca normanna,
uno dei tre pozzi artesiani che dissetarono
le estati sandonatesi fino al 1933, epoca
in cui le acque della sorgente del fiume Sele
vi giunsero tramite l’Acquedotto Pugliese.
Papa è
un’altra delle masserie superstiti, archeologicamente
interessante essendo di
antichissime origini preistoriche.
Prende il nome dalla famiglia che la possedette
sin dal secolo XVIII e contiene uno dei due
frantoi oleari ipogei ancora non distrutti.
Il secondo frantoio oleario ipogeo superstite
trovasi sulla via Carsica, dirimpetto ad una
delle tre Vore
principali del paese che raccolsero e inghiottirono
le acque piovane precipitanti dal costone
della vicina Serra.
Masseria
dei Preti è detta
la terza delle masserie superstiti dell’agro.
Trovasi alle spalle dell'attuale Cimitero,
sulla via San Donato - Galugnano.
Di fronte ad essa c’era un’altro piccolo insediamento,
da tempo cancellato, che catastalmente viene
ancora oggi denominato Crociato.
L'Edilizia Minore

Edilizia minore è quella
del Centro Storico, con i palazzi civili Costantini
su via Sant’Antonio Abate, e Conte
su via Specchia, oggi sede del locale sorgente
Museo delle Tradizioni
Contadine.
Degni di nota sono: la Casa
di Lucia Conte vicina alla via Chiesa,
con due corpi di fabbrica allineati, quello
anteriore del 1700 e quello posteriore di
epoca precedente; e i
portali in conci di pietra tenera scolpita
delle molte case padronali sulle vie Pavorgia,
Fontana,
Sant ‘Antonio Abate, Maddalona, San Carlo,
Vigliano.
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Bibliografia
Giovanni de Blasi, San Donato: vicende
storiche di un paese del Salento, Lecce 1994;
vita
tradizionale a San Donato nel salento, Lecce
1996.
Mario Marti, Discorso su San Donato in LU
LAMPIUNE, Lecce 2001 anno XVI, n°3.
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